Fonderie Pisano, il Consiglio di Stato conferma lo stop. Salute e Vita: “crollati tutti gli inquinanti dalla chiusura”

Vista del camino delle Fonderie Pisano dalle abitazioni

Le Fonderie Pisano restano ferme. Dopo il TAR, anche il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’azienda contro la decisione della Regione Campania che aveva dichiarato decaduta l’Autorizzazione integrata ambientale dello stabilimento per mancato adeguamento alle BAT.

Nell’ordinanza depositata il 14 maggio 2026, i giudici descrivono una situazione di incompatibilità ormai storica tra la fonderia e il quartiere circostante. Lo stabilimento, si legge nel provvedimento, “risulta inglobato in un’area ad alta densità abitativa, fortemente esposta agli agenti inquinanti ed alle polveri generate dall’attività produttiva”.

Decisivo il richiamo alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che nel 2025 ha condannato l’Italia per non aver tutelato adeguatamente i residenti esposti all’inquinamento prodotto dall’impianto. Secondo Palazzo Spada, “il grave pregiudizio economico” denunciato dall’azienda e il rischio occupazionale “deve ritenersi recessivo rispetto alle esigenze di tutela ambientale e di tutela della salute dei cittadini residenti”.

Il Consiglio di Stato sottolinea inoltre come il problema fosse noto da anni. Già dal 2006, osservano i giudici, era prevista la delocalizzazione della fabbrica, mai realizzata. “Le conseguenze di una inerzia protrattasi per almeno un ventennio – scrive il Collegio – non possono essere oggi addotte” per giustificare la prosecuzione dell’attività.

Respinte anche le contestazioni dell’azienda sui tempi di adeguamento alle nuove norme ambientali europee. Per i giudici, la Regione ha concesso termini sufficienti e il mancato adeguamento alle nuove BAT Conclusions giustifica la decadenza dell’AIA.

Soddisfazione è stata espressa dall’Associazione Salute e Vita, che parla di “una vittoria di tutti i cittadini che da 23 anni combattono”. In una nota, il presidente Lorenzo Forte definisce la decisione “il riconoscimento della preminenza del diritto alla vita e alla salute” e individua nella sentenza della Corte EDU “lo spartiacque tra i ritardi ed i comportamenti omissivi delle Istituzioni e la necessità di risolvere immediatamente la questione”.

Secondo l’associazione, il Consiglio di Stato avrebbe riconosciuto anche “l’inerzia colpevole delle fonderie negli ultimi vent’anni”, legata alla mancata delocalizzazione prevista dal Piano regolatore del Comune di Salerno già dal 2006.

“Ci commuove perché viene riconosciuta la giustizia e viene confermato ciò che diciamo da 23 anni”, aggiunge Forte, che dedica il provvedimento “alle vittime e ai malati della Valle dell’Irno”.

“Dopo lo stop crollati gli inquinanti”: i dati Arpac citati da Salute e Vita

Secondo l’Associazione Salute e Vita, a confermare gli effetti dello stop delle Fonderie Pisano sarebbero anche i dati ufficiali delle centraline Arpac raccolti dopo la chiusura del 25 marzo 2026. Le analisi effettuate sui rilevamenti tra il 26 marzo ed il 30 aprile 2026 mostrerebbero infatti “un calo di tutti gli 11 inquinanti monitorati”. Il confronto con il periodo in cui l’impianto era attivo evidenzierebbe riduzioni fino al 92,9% per l’anidride solforosa, all’88,9% per l’acido solfidrico, all’85,7% per il benzene e al 75% per il monossido di azoto. “Si sono dimezzati anche il particolato fine e grossolano, il monossido di carbonio e gli ossidi di azoto”, cita l’Associazione.

Il confronto storico con i mesi di aprile 2024 e 2025, quando la fonderia era pienamente operativa, confermerebbe lo stesso andamento. Ad aprile 2026, primo mese completo con l’impianto fermo, “i valori sono crollati su tutta la linea”.

Crediti: Salute e Vita

Nel dettaglio, l’anidride solforosa – sostanza che si forma dalla combustione di coke e olio combustibile nei forni di fusione e che può irritare occhi, naso e gola aggravando asma e bronchiti – sarebbe passata da 4,8 µg/m³ nell’aprile 2025 a 0,3 µg/m³ nell’aprile 2026. Anche l’acido solfidrico, prodotto dalla decomposizione di materiali organici nelle anime di fonderia e tossico per il sistema nervoso ad alte dosi, sarebbe sceso da 1,6 µg/m³ a 0,2 µg/m³.

In forte calo anche il benzene, composto organico volatile rilasciato da vernici e resine utilizzate nelle lavorazioni di fonderia e classificato come cancerogeno certo per l’uomo, diminuito secondo i dati riportati da 1,6 µg/m³ a 0,2 µg/m³. Il monossido di azoto, indicatore di combustione industriale ad alta temperatura, sarebbe invece passato da 15,0 µg/m³ a 4,2 µg/m³, con una parallela riduzione anche del biossido di azoto e degli ossidi di azoto totali, responsabili – cita l’associazione – dell’infiammazione delle vie respiratorie e della formazione di ozono e polveri secondarie.

Per quanto riguarda il particolato, il PM10 generato dalla movimentazione delle sabbie e dai fumi di fusione sarebbe calato da 18,8 µg/m³ a 12,4 µg/m³, mentre il PM2.5 – la frazione più fine che riesce a penetrare negli alveoli polmonari e nel sangue – sarebbe sceso da 10,2 µg/m³ a 8,4 µg/m³.

L’associazione segnala inoltre il calo dei solventi organici tipici dell’attività di fonderia: il toluene e il meta-para xilene, descritti come neurotossici e irritanti per occhi e vie respiratorie, sarebbero diminuiti rispettivamente da 2,5 a 0,9 µg/m³ e da 1,2 a 0,4 µg/m³. Stesso andamento, infine, per il monossido di carbonio, passato da 0,6 mg/m³ a 0,3 mg/m³.

Crediti: Salute e Vita

“Non stiamo parlando di opinioni, ma di numeri ufficiali”, afferma Nadia Bassano, segretaria dell’associazione. “Appena fermate le emissioni industriali, i valori degli inquinanti sono crollati. Questo dimostra quale fosse il peso reale della fonderia sull’aria che respiravano i cittadini di Fratte e della Valle dell’Irno”.

L’associazione chiede ora “una bonifica completa dell’area a carico della proprietà Pisano” e la realizzazione di “un parco urbano in cui possano giocare i nostri figli”, dedicando il provvedimento “alle vittime e ai malati del disastro ambientale”.

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Elisa Rossi

Giornalista freelance, si occupa di tematiche ambientali, disuguaglianze e diritti, applicando un approccio civico, scientifico e investigativo. Ha co-ideato “No Zone di Sacrificio”. Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo e in Comunicazione pubblica e d’impresa presso l’Università La Sapienza, è anche content writer e social media manager.

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