Un inquinante “fossile”: cos’è il β-HCH e quali effetti ha sulla salute umana

Valle del Sacco -- impianto

Classificato come inquinante organico persistente, il ß-HCH ha una forte capacità di legarsi ai tessuti grassi ed è in grado di bio-accumularsi nel corpo umano, negli animali e nell’ambiente. Per questo, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) lo ha classificato come cancerogeno per l’uomo.  

Diversi studi hanno dimostrato che un’esposizione protratta nel tempo aumenta la probabilità di sviluppare diversi tipi di tumore tra cui il linfoma non-hodgkin, quello alla mammella e alla prostata, ma anche una correlazione con disturbi metabolici, endometriosi, scarsa fecondabilità e parto prematuro.  

Ma c’è di più, infatti, dei recenti studi biochimici-cellullari coordinati da Margherita Eufemi, professoressa associata del Dipartimento di Scienze Biochimiche “Alessandro Rossi Fanelli” dell’Università La Sapienza di Roma, hanno evidenziato che esiste una correlazione tra il ß-HCH e altri tumori, ma anche che la presenza di questa molecola nei pazienti oncologici incentiva la resistenza ai farmaci chemioterapici. Si tratta di studi che, spiegava la prof.ssa Eufemi a Cittadini Reattivi già nel 2023 «hanno contribuito a capire cosa scaturisce questa molecola all’interno della cellula». 

«Il primo impatto di qualsiasi patologia parte sempre da una cellula», evidenzia la prof.ssa Eufemi, sottolineando come gli studi che ha coordinato sul lindano dimostrino come il ß-HCH agisce come una «vera e propria bomba» capace di alterare l’omeostasi cellulare e cioè il suo benessere, trasformando una cellula sana in tumorale. Ciò può accadere anche dopo decenni, come non può accadere. Tutto dipende anche dal sistema immunitario che è prettamente soggettivo. 

Tuttavia, aggiunge Eufemi «prima dei tumori, nelle popolazioni residenti nei territori inquinati ci può essere la manifestazione di diverse patologie tra cui l’insulino-resistenza, l’ovaio policistico, infertilità e un processo infiammatorio più persistente può portare al tumore». 

«I nuovi studi sono stati estesi a diversi tessuti, come polmone, cervello, ovaio e pancreas, mostrando – spiega la prof.ssa – che la molecola può favorire lo sviluppo dei tumori anche in questi organi». 

Inoltre, prosegue Eufemi, «ci siamo chiesti come risponde alle terapie un paziente oncologico che ha nel sangue questa molecola e abbiamo scoperto che nell’organismo si innescano tutte quelle attività cellulari che portano alla chemioresistenza». Da qui l’attenzione al ruolo dell’alimentazione «che può aiutare l’organismo a difendersi». «Sono convinta – conclude Eufemi – che vada creata una politica sanitaria ad hoc nei territori inquinati».

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Elisa Rossi

Giornalista freelance, si occupa di tematiche ambientali e disuguaglianze. Collabora dal 2022 con Cittadini Reattivi, applicando un approccio civico, scientifico e investigativo. Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo e in Comunicazione pubblica e d’impresa presso l’Università La Sapienza, è anche content writer e social media manager

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