[No] Zone di Sacrificio è un progetto di giornalismo investigativo e civico che indaga e racconta le condizioni ambientali, sanitarie e sociali di territori italiani compromessi da un modello di sviluppo ormai insostenibile. Territori in cui l’esposizione prolungata all’inquinamento, la concentrazione di attività industriali ad alto impatto e l’inerzia istituzionale hanno prodotto danni strutturali alla salute, all’ambiente e ai diritti delle persone.
Il progetto prende le mosse dal concetto di “zone di sacrificio” a livello globale, così come elaborato in ambito internazionale e richiamato nel Rapporto del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite A/HRC/49/53, sul diritto a un ambiente pulito, sano e sostenibile. In questo rapporto, in Italia, Taranto è indicata come caso emblematico di territorio sacrificato a un modello industriale che ha prodotto violazioni sistemiche dei diritti umani, in particolare del diritto alla salute e a un ambiente sano. A partire da questo riferimento istituzionale, [No] Zone di Sacrificio estende l’analisi ad altri contesti italiani che, pur non formalmente riconosciuti come zone di sacrificio, presentano caratteristiche analoghe. In particolare, il lavoro si concentra sui Siti di Interesse Nazionale (SIN) e su altre aree sacrificate nel tempo a scelte industriali e infrastrutturali che hanno privilegiato interessi economici a scapito della tutela della salute e dell’ambiente.
[No] Zone di Sacrificio nasce dall’esperienza pluriennale di Rosy Battaglia con il progetto di giornalismo di interesse pubblico, Cittadini Reattivi, che dal 2013 realizza inchieste giornalistiche su contaminazioni ambientali. Un lavoro che ha attraversato territori come Taranto, Brescia, Casale Monferrato, la Valle del Sacco, la Terra dei Fuochi e Salerno, segnati da esposizioni ambientali croniche e disuguaglianze strutturali.
Lavoro di documentazione e denuncia che si è confrontato anche con importanti pronunce giurisprudenziali, tra cui le sentenze della Corte europea dei diritti umani e della Corte di giustizia dell’Unione europea, che hanno riconosciuto la violazione di diritti fondamentali legati alla tutela dell’ambiente e della salute in questi luoghi.
Questo progetto rappresenta un passaggio ulteriore: non più singole inchieste isolate, ma una lettura sistemica dei territori sacrificati a un modello di sviluppo che continua a produrre danni normalizzati nel tempo.
L’obiettivo è rendere visibile ciò che spesso viene presentato come inevitabile, ricostruendo nessi, responsabilità e conseguenze che raramente emergono nel dibattito pubblico.
Il progetto è concepito come un ecosistema editoriale in evoluzione, che integra giornalismo investigativo, informazione civica e restituzione pubblica dei dati. Le inchieste si basano su documenti ufficiali, analisi di dati ambientali e sanitari, procedimenti amministrativi e giudiziari, richieste di accesso agli atti e confronto con fonti indipendenti e qualificate.
Ogni territorio viene seguito nel tempo, attraverso aggiornamenti successivi che permettono di ricostruire processi, decisioni istituzionali e ricadute concrete sulla vita delle comunità. Articoli, video, podcast, dirette e webinar non sono contenuti separati, ma strumenti complementari per rendere l’informazione verificabile, comprensibile e utile alla partecipazione civica.
[No] Zone di Sacrificio si rivolge alle persone che vivono, studiano o lavorano nei territori più esposti ai danni ambientali, ma anche a studenti, insegnanti, comunità locali, ricercatori e cittadini che vogliono comprendere cosa si nasconde dietro parole come bonifica, transizione, sviluppo o interesse strategico nazionale.
Il progetto non punta a semplificare la complessità, ma a rendere accessibili le informazioni necessarie per comprendere i processi in corso e per esercitare diritti, a partire dal diritto alla salute, all’ambiente e a un’informazione indipendente.
Il progetto [No] Sacrifice Zones – Eco-civic information in Italy’s forgotten territories / [No] Zone di Sacrificio – Informazione civica ed ecologica dai territori dimenticati d’Italia, è realizzato con il sostegno di JournalismFund Europe, nell’ambito del programma europeo Pluralistic Media for Democracy, dedicato al rafforzamento del giornalismo investigativo e locale in aree caratterizzate da scarsa diversità mediatica e “deserti informativi“. Il programma sostiene 27 piccole redazioni locali in diversi Paesi europei, contribuendo a garantire un accesso effettivo a un’informazione di interesse pubblico.
Il lavoro editoriale è sviluppato inoltre con la supervisione e il supporto di International Media Support, organizzazione internazionale impegnata nel miglioramento della qualità, dell’impatto e della sostenibilità del giornalismo, in particolare nei contesti locali più fragili dal punto di vista informativo.
Il sostegno ricevuto non incide in alcun modo sulle scelte editoriali. Le inchieste, i contenuti e le modalità di pubblicazione restano pienamente autonomi e indipendenti, nel rispetto dei principi del giornalismo investigativo e dell’interesse pubblico.