Bonifiche ambientali: a che punto siamo

Già nel 2005 era stato creato un ufficio commissariale per gestire l’emergenza, guidato dal presidente della Regione Lazio.

L’intervento iniziale si è concentrato soprattutto sull’epicentro della contaminazione da bhch e, dunque, Colleferro. Da allora, già prima del 2016 diversi lavori di risanamento sono stati completati nelle aree più residenziali, nella vecchia discarica industriale denominata Arpa1 e anche l’adiacente impianto Caffaro-Benzoino, oggi risulta completamente rimosso.

Dopo 14 anni dall’inizio dell’emergenza, nel 2019, il Ministero dell’Ambiente e la Regione Lazio hanno sottoscritto un accordo di programma “Per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica del Sin Bacino Fiume Sacco”, con un investimento di circa 54mln di euro e con l’obiettivo dichiarato “di completare gli interventi entro il 31 dicembre 2023 con possibilità di proroga di 2 anni”.

Nell’accordo rientrano gli interventi definiti “di immediata attivazione” tra cui la messa in sicurezza e bonifica di impianti e capannoni industriali dismessi in cui è stata riscontrata anche la presenza di amianto e rifiuti pericolosi interrati: in tutto 10 tra Colleferro (Rm) e Ceprano (Fr). 

Come riporta la Rete Tutela Valle del Sacco, dopo una richiesta di accesso agli atti alla Regione Lazio, al 31 dicembre 2023, presso il sito di Ceprano – Ex Europress dove si producevano etichette da imballaggio, l’intervento era in corso. A novembre 2025, invece, come riporta il Comune è stata avviata la seconda fase per la bonifica. Un procedimento che segue la prima fase di rimozione e caratterizzazione di suolo e acque. 

Nello stesso Comune, presso le Ex Industrie Olivieri – che un tempo producevano marmitte per le automobili-, nel 2010 sono stati rinvenuti numerosi fusti interrati a ridosso del fiume Sacco, contenenti fanghi tossici e materiali di risulta delle lavorazioni di medicinali, il procedimento di bonifica è bloccato per contenzioso al TAR. 

Sempre a Ceprano, presso l’Ex Cartiera Vita Mayer, a dicembre 2023 erano stati predisposti i contratti applicativi. Ad oggi il lavoro è incompleto ed è stata rimossa solo la copertura esterna di amianto. Comunque volatile, quello presente all’interno non è ancora stato rimosso. 

«Parliamo di “procedure in danno”, ecco perché i tempi delle bonifiche risultano più lunghi», spiega a Cittadini Reattivi l’ex Assessora all’Ambiente di Ceprano e ignegnera ambientale Elisa Guerriero. «Significa che l’amministrazione pubblica sta intervenendo su proprietà private, per cui, per legge, i proprietari possono opporsi. Infatti, l’amministrazione per recuperare i fondi diventa proprietaria di una parte del bene». 

Invece, all’Ex Saponificio Annunziata di Ceccano, all’Ex Polveriera di Anagni, all’ Ex Cartiera di Ferentino, Ai Ponti della Selva di Paliano, all’ Ex Discarica Le Lame di Frosinone, e all’Ex SNIA BPD di Ceccano all’interno del Bosco Faito, al dicembre 2023 erano stati predisposti i contratti applicativi, con un avvio previsto a breve. Proprio come a Colleferro, qui la Snia realizzava produzioni ad uso militare. 

Ad oggi, in nessuno di questi siti i lavori risultano completi.

A Colleferro, poi, presso il sito Arpa2 (vicino ai già bonificati Arpa1 e Caffaro-Benzoino), i lavori di messa in sicurezza erano previsti e sono effettivamente iniziati nel 2024. Mentre, nell’ex polo chimico della Caffaro, al 2023 erano in corso indagini preliminari. 

Sugli interventi definiti di “area vasta”, invece, il Programma di valutazione epidemiologica della popolazione residente nel SIN Bacino del Fiume Sacco risulta completato. È nato poi il Progetto Indaco, che ha già pubblicato diversi studi scientifici e sanitari. Al momento è attivo lo studio sulla Coorte dei nati, il monitoraggio delle acque ad uso potabile, irriguo e domestico ha terminato la fase 0 ed è in programma lo studio idrogeologico. Al 2023 lo studio di caratterizzazione delle aree agricole era circa al 50%, mentre per la definizione dei valori di fondo naturale, si prevedeva l’avvio al 2024.

“Al contrario – spiega la Rete Tutela Valle del Sacco – per quanto riguarda le aree del SIN a gestione ministeriale (cioè le aree industriali), per le quali è stata avanzata la stessa richiesta di rendicontazione, non si sono ricevute informazioni aggiornate sullo stato dell’arte.

Tuttavia, secondo la Relazione sullo stato delle procedure di bonifica nei SIN del Ministero dell’Ambiente pubblicata al giugno 2025, risulta che oltre 6.400 ettari non sono ancora stati oggetto di indagini. Solo 10 ettari risultano bonificati, circa 180 ettari sono contaminati accertati, mentre più di 200 ettari sono considerati potenzialmente inquinati. I progetti di bonifica già approvati coprono complessivamente 98 ettari. 

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Elisa Rossi

Giornalista freelance, si occupa di tematiche ambientali e disuguaglianze. Collabora dal 2022 con Cittadini Reattivi, applicando un approccio civico, scientifico e investigativo. Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo e in Comunicazione pubblica e d’impresa presso l’Università La Sapienza, è anche content writer e social media manager

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