Annullata con rinvio in Corte d’Assise di Torino per mancata traduzione della sentenza in lingua madre tedesca dell’imputato Stephan Schmidheiny
La Corte Suprema di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza nel procedimento Eternit bis relativo alle 392 vittime, morte di mesotelioma, il cancro riconducibile all’esposizione all’amianto diffuso in atmosfera dallo stabilimento di cemento-amianto più grande d’Europa, quello di Casale Monferrato.
Il motivo è procedurale: la mancata traduzione della sentenza nella lingua madre dell’imputato, Stephan Schmidheiny, incriminato per omicidio volontario con dolo eventuale: il tedesco.
Non è una decisione sul merito. Non dice nulla, oggi, sulla responsabilità per le morti di amianto nella città che ha perso per avere respirato quelle fibre invisibili e mortali, migliaia e migliaia di persone. Ma riporta il processo indietro, davanti a un nuovo giudice di merito, alla Corte d’Assise di Torino. E allunga, ancora una volta, i tempi della giustizia.
Chi segue questa vicenda sa che la parola “Cassazione” a Casale Monferrato non è mai neutra.
Nel novembre 2014, quando la Suprema Corte annullò per prescrizione la condanna per disastro ambientale nel primo processo Eternit, imbastito dal Procuratore Raffaele Guariniello, scrivemmo su Wired che in quel momento il diritto aveva cancellato la giustizia. Fu una frattura profonda tra il formalismo della decisione e il dolore concreto di una comunità che contava i morti.
Da allora il processo si è trasformato. L’imputazione è cambiata, da disastro ambientale a omicidio. Nel 2023, a Novara, arrivò una nuova sentenza di primo grado, che abbiamo raccontato come una “rivincita amara”: una pronuncia che riconosceva responsabilità, ma dentro un perimetro ridotto rispetto alla dimensione storica del disastro.
Ora la Cassazione interviene su un punto diverso, tecnico ma decisivo: il diritto dell’imputato a comprendere pienamente la sentenza attraverso la traduzione. Un vizio formale che la giornalista casalese Silvana Mossano aveva già segnalato come possibile terreno di ricorso. La Suprema Corte lo ha ritenuto fondato.
Il processo, quindi, torna indietro.
Comprensibile il commento dell’Associazione Familiari e Vittime dell’Amianto, AFEVA, presieduta da Giuliana Busto, che con dignità e compostezza ha assistito ad ogni udienza e sentenza:
Ennesima delusione: annullata con rinvio in Corte d’Assise per mancata traduzione della sentenza in lingua madre tedesca dell’imputato! Si rinvia in Corte d’Assise d’Appello a Torino. A traduzione fatta i difensori riproporranno i motivi di ricorso in Cassazione, verrà fissata una nuova udienza per il terzo grado di giudizio. Passerà qualche mese per tornare al punto in cui si era nella giornata di oggi. E siamo di nuovo punto e da capo. Come si può credere nella giustizia quando sembra sempre di rincorrere l’impossibile! Intanto si continua a morire…
Questo nuovo passaggio non può essere letto fuori dal contesto. Il 4 gennaio 2026, la trasmissione Report ha reso pubbliche mail e documenti che ricostruiscono tentativi di intervento e pressioni attivate tra il 2013 e il 2014, alla vigilia della precedente decisione in Cassazione, relativa al primo processo Eternit.
Lo scoop di Report
Secondo quanto mostrato nel servizio a firma Sacha Biazzo, il braccio destro di Stephan Schmidheiny si sarebbe rivolto a un ex agente del Mossad, che a sua volta coinvolse l’ex premier israeliano Ehud Barak. Le mail successive alla sentenza del 2014 contengono ringraziamenti per “i servizi offerti”. L’imputato ha negato alla trasmissione di aver dato mandato per tali attività.
Questi elementi, sottolineiamo, non sono oggetto della decisione odierna. Ma spiegano come, per un motivo o per l’altro, ogni volta che il processo Eternit approda in Cassazione, la vicenda superi il perimetro giudiziario e diventi una questione di fiducia nelle istituzioni.
Perchè la vicenda di Casale Monferrato ci riguarda tutti
A Casale, intanto, nonostante la città sia la più bonificata d’Europa, si continua a morire di mesotelioma. Il tempo biologico della malattia non coincide con quello processuale. Ogni rinvio pesa su una comunità che da quasi vent’anni attraversa aule di tribunale senza che la parola “fine” riesca mai a essere pronunciata.
L’annullamento con rinvio non cancella le morti. Non cancella i dati epidemiologici. Non cancella la storia.
Riapre, ancora una volta, il tempo dell’attesa.
Per saperne di più, leggi su Cittadini Reattivi la nostra sezione dedicata al tema Amianto Documentati, organizzando una proiezione de “La rivincita di Casale Monferrato“ documentario-inchiesta dedicato alla lotta della comunità monferrina. Segui la cronaca di Silvana Mossano.
Sono oltre 300mila le aree ancora contaminate, tra cui ospedali, scuole, caserme, oltre che abitazioni private e industrie in tutta Italia.