Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la gestione della Terra dei Fuochi nel caso Cannavacciuolo e altri v. Italia, riconoscendo la violazione dell’Articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Secondo i giudici di Strasburgo, lo Stato italiano non ha adottato misure sufficienti per proteggere la vita e la salute dei cittadini che vivono nell’area compresa tra Napoli e Caserta, nonostante da anni fossero note le pratiche di abbandono, interramento e combustione illegale di rifiuti, spesso riconducibili alla criminalità organizzata.
In circa 90 punti, i giudici di Strasburgo hanno ricostruito decenni di indagini e documenti ufficiali sul fenomeno della Terra dei Fuochi. Tra questi figurano le relazioni delle diverse Commissioni parlamentari d’inchiesta sui rifiuti. La terza (2003-2004) ricostruì i traffici di rifiuti dal Nord Italia verso la Campania e la diffusione di discariche abusive: quasi mille quelle individuate dall’ARPAC tra il 2000 e il 2002.
Nel 2010 anche l’Europa lanciò un primo monito. Infatti, la Corte di giustizia UE confermò che l’Italia non aveva impianti sufficienti per smaltire i rifiuti in Campania, con decine di migliaia di tonnellate accumulate in strada e nei siti provvisori, a rischio per ambiente e salute. Nel 2013, la Quinta Commissione parlamentare parlò di “catastrofe ambientale” e nello stesso anno furono avviati piani di bonifica, linee guida ARPAC e il Patto per la Terra dei Fuochi, confermando la portata su vasta scala degli sversamenti.
A partire da fine 2013, la Regione Campania e il governo nazionale adottarono una serie di misure straordinarie per monitorare e bonificare la Terra dei Fuochi. La Regione avviò controlli su alimenti prodotti in 120 comuni e approvò la legge regionale n. 20 per vietare l’uso agricolo e commerciale di terreni potenzialmente contaminati. Subito dopo, il “decreto della Terra dei Fuochi” dichiarò l’emergenza ambientale, istituì il reato di combustione illecita di rifiuti e prevedette mappature, monitoraggio e bonifica dei terreni.
Furono creati gruppi di lavoro interministeriali per identificare le aree a rischio e vietare temporaneamente la vendita dei prodotti contaminati, con priorità per 57 comuni tra Napoli e Caserta. Nel 2015 la Regione lanciò il progetto QR Code per garantire trasparenza ai consumatori e avviò il programma “Campania Trasparente” per monitorare suolo, acqua, aria, alimenti e fauna selvatica. Rapporti di Legambiente confermarono la persistenza di incendi, abbandono di rifiuti, ritardi nell’attuazione del decreto del 2013 e rischi per la salute, mentre la Corte di giustizia UE ribadì l’obbligo italiano di smaltire i rifiuti senza pericoli per ambiente e popolazione.
Tra novembre e dicembre 2015 la Regione avviò un programma straordinario di rimozione, trasporto e smaltimento dei rifiuti stoccati in balle nelle cinque province campane. Nel dicembre 2015, un’altra direttiva interministeriale aggiunse ulteriori comuni alle indagini dirette.
Nel dicembre 2016, inoltre, la Regione aggiornò il Piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani, fissando obiettivi al 2020 per incrementare la raccolta differenziata, aumentare impianti di trattamento e promuovere iniziative di sensibilizzazione. Nel marzo 2017, poi, l’IZSM (Istituto Zooprofilattico Meridionale) pubblicò una relazione di attività del programma “Campania Trasparente”,descrivendo gli obiettivi di campionamento di suolo, acqua e aria, nonché il biomonitoraggio umano.
Tra il 2017 e il 2018, Regione Campania e il governo rafforzarono le misure per la bonifica e la sicurezza della Terra dei Fuochi. Nell’ottobre 2017 fu firmato un Protocollo con Invitalia per accelerare la rimozione dei rifiuti in aree particolarmente complesse, proteggere la falda acquifera e classificare ambienti vasti. La Sesta Commissione parlamentare (febbraio 2018) segnalò nuovi siti di abbandono e incendi, richiedendo coordinamento interdisciplinare. Nel corso dell’anno furono pubblicati piani operativi, relazioni sul Piano regionale dei rifiuti, divieti agricoli in aree contaminate e strategie per modernizzare gli impianti. A novembre 2018 fu firmato un Protocollo d’Intesa tra Regione e Ministeri per tutelare salute, ambiente e presidio del territorio. Infine, la legge n. 145/2018 istituì un programma nazionale di bonifica con criteri standardizzati e priorità dei siti.
Nel 2019, la Giunta regionale della Campania evidenziò che la maggior parte dei siti censiti nel Piano di bonifica non aveva procedure attive, con solo una minima parte in bonifica. Il Ministro della Salute istituì un Centro di referenza nazionale all’IZSM per coordinare ricerca, sorveglianza e formazione, mentre l’Incaricato per i roghi di rifiuti segnalò un aumento del 24% delle segnalazioni, con incrementi di sequestri e arresti del 40% e 37%.
Nel corso dell’anno, il Governo e la Regione adottarono delibere, decreti e protocolli per monitorare siti, tutelare salute e ambiente, georeferenziare aree, vietare l’uso agricolo di terreni contaminati e rimuovere rifiuti: l’ISPRA stabilì i criteri prioritari per la bonifica.
Il 5 agosto 2020 fu firmato un accordo tra il Ministero dell’Ambiente, l’allora Commissario e i comuni di Caivano e Giugliano per contrastare i rifiuti abbandonati e l’incenerimento illegale tramite prevenzione incendi, raccolta, riciclaggio, sorveglianza e coinvolgimento della comunità; il Ministero fornì telecamere di sorveglianza per monitorare i siti bonificati.
Il 4 gennaio 2021, il Commissario segnalò che la pandemia da COVID-19 aveva temporaneamente ridotto sversamenti e roghi, ma con la fine del confinamento era prevista una ripresa delle attività illecite. Furono potenziati pattugliamenti, droni e controlli agricoli e industriali, con 1.332 operazioni che portarono a denunce, sequestri e arresti; i roghi calarono da 192 a 166 tra giugno 2019 e giugno 2020, e da 133 a 58 tra dicembre 2019 e dicembre 2020, mentre furono distribuite 400 telecamere e promossi incontri con cittadini e associazioni.
L’ARPAC, tra il 2014 e il 2020, analizzò 240 ettari di terreni agricoli, classificando il 67% livello A, il 20% livello B e il 12% livello D (necessitante bonifica), con criticità maggiori a Villa Literno, Caivano, Acerra, Succivo, Santa Maria la Fossa, Giugliano, Saviano e San Gennaro Vesuviano. Il 23 aprile 2021, il Gruppo di lavoro rilevò contaminazioni nell’Area Vasta Lo Uttaro (furono rilevati arsenico, cadmio, idrocarburi, composti aromatici), trasmettendo dati alla Procura con sequestro di terreni e pozzi, ma alcuni terreni continuavano ad essere utilizzati nonostante il divieto. Si rilevò, comunque, anche una persistenza di ritardi nei decreti ministeriali.


«Secondo i nostri monitoraggi, i roghi continuano ad esserci, così come gli sversamenti in superficie di rifiuti. Dobbiamo anche dire che grazie all’uso del drone le attività che venivano qui a delinquere sono però diminuite», dice a Cittadini Reattivi Michele Pannella, portavoce del comitato Volontari Antiroghi: rete di cittadini che oggi con l’ausilio dei droni monitorano la situazione roghi e sversamenti.
«Col tempo ci siamo anche resi conto – dice Enzo Tosti (Stop Biocidio) – che non c’era solo il problema dell’interramento ma anche lo sversamento in superficie nelle campagne provenienti dal lavoro in nero. Qui, infatti, si concentra emarginazione e povertà e non possiamo meravigliarci che sia incentivato questo tipo di indotto. Se non si dà un’opportunità seria di lavoro a questo territorio la Terra dei Fuochi continuerà a bruciare. Sono due facce della stessa medaglia».