TRACCE: dal dissenso a una piattaforma civica di rigenerazione

Taranto è stata a lungo raccontata come un problema. Noi stiamo provando, passo dopo passo, a costruire le condizioni perché diventi un luogo di produzione di soluzioni. Articolo coprodotto con l’economista ambientale Gladys Spiliopoulos per conto di Tracce Aps nell’ambito del progetto No Zone di Sacrificio sostenuto da Journalism Fund Europe

TRACCE nasce da uno scarto molto preciso, che abbiamo vissuto la scorsa estate nelle piazze di Taranto mentre si discuteva del destino dell’ex Ilva. Non era la prima volta che quel dibattito si riaccendeva, ma a un certo punto è diventato evidente che qualcosa non funzionava più: da un lato la difesa di un modello industriale ormai in crisi, dall’altro una protesta necessaria ma spesso priva di una sponda progettuale. In mezzo, un vuoto. È lì che abbiamo deciso di spostare la prospettiva. Non smettere di dire no, ma smettere di dire solo no. Iniziare a lavorare su che cosa viene dopo. TRACCE nasce così, da questo passaggio, dal tentativo di trasformare una tensione collettiva in un lavoro strutturato, con l’idea che per chiudere davvero un’epoca serva un progetto più solido di quello che si vuole sostituire.

Non ci siamo incontrati in un contesto formale, ma dentro assemblee, nelle piazze. Da lì è emerso un processo autenticamente grassroots che nel tempo si è strutturato mettendo insieme competenze molto diverse ma fortemente complementari. Giada Marossi, architetto formata al Politecnico di Milano, che lavora sul reversible design e sulla rigenerazione sostenibile degli asset pubblici. Io, Gladys Spiliopoulos, economista ambientale ed ESG specialist, specializzata in valutazione dei servizi ecosistemici e sulla loro integrazione nella pianificazione bioculturale. Giuseppe Barbalinardo, archeologo e ricercatore. Niccolò Giambruno (ricercatore dell’Università di Padova e profondamente innamorato di Taranto) che si occupa di governance e sviluppo locale sostenibile. Elio Litti, con una formazione in statistica demografica e sanitaria. Alessia La Neve con formazione in chimica farmaceutica. Walter Giacovelli pioniere di innovazione sociale. Giuseppe Internò formatore e attivista ambientale da sempre con la sua associazione Plasticaqqua. Marco D’Andria presidente di Dis Education (associazione che sostiene persone con disabilità e chiunque viva condizioni di marginalità sociale). Mimmo Laghezza giornalista.

Ci piace definirci – con una certa autoironia – una “banda di scappati di casa”, o forse meglio, di “scomposti scappati di casa”. Non ci prendiamo troppo sul serio: a guardarci da fuori sembriamo un po’ nerd, un po’ secchioni, a tratti anche un po’ bacchettoni. Ma è proprio questo mix che ci tiene insieme. E poi, a dirla tutta, qualcuno di casa è scappato davvero: Giada vive a Parigi, Elio a Bruxelles. Io e Giuseppe abbiamo passato anni lontani da Taranto prima di tornarci. E forse è proprio questo il punto: in un modo o nell’altro ci siamo scelti, e le nostre traiettorie — anche quelle più lontane — hanno finito per incrociarsi qui.

Il passaggio successivo è stato trasformare questo confronto in lavoro. Non volevamo limitarci ad elaborare una visione, ma costruire un impianto solido, capace di stare in piedi anche fuori dal contesto locale. Da qui nasce l’idea di lavorare sui servizi ecosistemici come infrastrutture regolative: non come elementi da proteggere in modo astratto, ma come criteri operativi per guidare le trasformazioni territoriali. Significa trattare aria, acqua, suolo, biodiversità ma anche dimensioni culturali e sociali come asset fondamentali per la salute pubblica, la resilienza economica e la qualità della vita. È un cambio di grammatica nella pianificazione, che sposta il territorio da una logica estrattiva a una logica bioculturale. Utopia a Taranto, ma noi crediamo nell’impossibile.

L’evoluzione di TRACCE da iniziativa grassroots a interlocutore nei contesti scientifici segna un passaggio importante: quello della validazione metodologica. Non è un passaggio scontato. Il fatto che il nostro approccio sia stato accolto in contesti come la XIV Giornata Internazionale di Studio dell’INU (Istituto nazionale di Urbanistica) nel dicembre 2025, e che sarà presentato alla conferenza ESP di Praga (Ecosystem Services Partnership) che si terrà dal 18 al 22 maggio 2026 e a Bauhaus4MED a Firenze (14–15 maggio 2026), indica che il modello che stiamo costruendo ha una rilevanza che va oltre Taranto. A Praga porteremo il framework teorico sui servizi ecosistemici come infrastrutture regolative in contesti ad alta pressione antropica, inserendo Taranto in un network internazionale che lavora sul capitale naturale come leva di salute pubblica e resilienza economica. A Firenze, all’interno di Bauhaus4MED, saremo relatori principali con un contributo sui lidi urbani come infrastrutture bioculturali, un lavoro che ha anche un valore particolare perché è stato costruito in modo corale, coinvolgendo studenti, dottorandi e professionisti del network “A bordo di TRACCE”. Non stiamo solo producendo ricerca, stiamo costruendo un ambiente in cui questa ricerca diventa progettualità operativa.

La partecipazione a questi contesti non è un punto di arrivo, ma parte di una strategia più ampia: attrarre capitale intellettuale su un territorio che per anni ha subito una forte fuga di competenze e contribuire a trasformarlo in un hub di ricerca permanente sulla transizione post-industriale. La cultura, in questo senso, non è intrattenimento ma produzione di sapere. Il coinvolgimento di giovani ricercatori e professionisti non è accessorio, è centrale: significa passare da una logica di stakeholders a una logica di community holders, in cui chi vive il territorio acquisisce anche gli strumenti tecnici per governarne la trasformazione.

Allo stesso tempo, il lavoro resta ancorato al territorio. Il 22 aprile scorso, nell’ambito della rassegna Uno Parco Taranto, abbiamo organizzato il workshop sulla imprenditorialità insieme a Banca Etica, al Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti. È stato un momento operativo, in cui abbiamo lavorato su bisogni reali, modelli progettuali e sostenibilità economica, dimostrando che partecipazione e finanza etica possono generare percorsi concreti. Parallelamente, stiamo costruendo relazioni con il mondo accademico e della ricerca, da Oikos Mediterraneo alla LUMSA fino all’Università di Padova.

TRACCE non è un progetto autoconclusivo. È un processo in evoluzione, o come ci piace definirlo: UNA VISIONE. Se c’è un elemento che tiene insieme tutto questo percorso è proprio lo scarto iniziale da cui siamo partiti. Il passaggio dal “no” al “come”. Non come slogan, ma come metodo di lavoro. Taranto è stata a lungo raccontata come un problema. Noi stiamo provando, passo dopo passo, a costruire le condizioni perché diventi un luogo di produzione di soluzioni, non solo per sé stessa ma per tutte le città che devono affrontare una transizione post-industriale complessa.

A questa traiettoria di ricerca si affianca, in modo sempre più strutturato, una dimensione operativa che rappresenta uno degli elementi distintivi di TRACCE. Il lavoro teorico non resta infatti confinato alla produzione scientifica, ma si traduce in una progettualità concreta di rigenerazione urbana ed economica. In questa direzione, stiamo avviando un processo di mappatura sistematica degli immobili e delle aree sottoutilizzate o dismesse, con l’obiettivo di costruire una geografia attiva della trasformazione: non spazi astratti, ma luoghi reali su cui innestare nuove funzioni produttive, culturali e sociali. L’idea è semplice ma radicale: trasformare il patrimonio esistente in una piattaforma diffusa di economia rigenerativa, capace di attivare micro-filiere locali e nuove forme di lavoro.

Questa dimensione trova una sua strutturazione più ampia nella visione, all’interno di Tracce, di un programma che abbiamo chiamato StillWorks (un gioco di parole tra Steel workers, lavoratori dell’acciaio, e Still works, inteso come qualcosa che funziona ancora). Nasce anche da un’idea molto concreta: il reimpiego degli operai dell’ex Ilva, non come semplice ricollocazione, ma come percorso di reskilling orientato a un reinserimento reale in filiere produttive sostenibili. L’obiettivo è accompagnare la transizione del lavoro da un modello industriale ad alta intensità ambientale a un sistema economico fondato su competenze nuove, legate alla rigenerazione, alla bioeconomia, alla gestione degli ecosistemi e alla manifattura sostenibile.

Non è quindi un progetto isolato, ma un ecosistema di interventi integrati, in cui la rigenerazione degli spazi si lega direttamente alla costruzione di nuove economie territoriali e alla sostituzione occupazionale post-industriale. La logica non è quella di un unico grande intervento, ma di una costellazione di nodi distribuiti, capaci di attivare manifattura sostenibile, bioeconomia, logistica verde, cultura e servizi ecosistemici in modo coordinato e progressivo.

Parallelamente, una parte del team sta lavorando in modo specifico sull’analisi e l’intercettazione dei bandi europei e nazionali, con l’obiettivo di costruire una base finanziaria solida per l’attuazione delle progettualità. Questo lavoro non è accessorio, ma strutturale: la capacità di leggere, selezionare e attivare strumenti come Just Transition Fund, PNRR, LIFE, è ciò che consente di trasformare una visione in progetti finanziabili e realizzabili. In questo senso, la progettazione diventa anche una pratica di ingegneria istituzionale e finanziaria, capace di connettere bisogni locali e architetture europee.

Ciò che rende questo approccio realmente distintivo è che queste azioni non sono pensate come interventi separati, ma come componenti di un’unica visione ecosistemica. La rigenerazione non viene trattata come una somma di progetti isolati, ma come un processo integrato in cui ogni intervento è progettato in relazione agli altri: gli spazi rigenerati generano economia, l’economia attiva lavoro, il lavoro rafforza la comunità, e tutto questo si innesta su una base ecologica che diventa infrastruttura portante dello sviluppo.

È in questa capacità di tenere insieme ricerca, progettazione e attuazione che TRACCE costruisce la propria specificità: una piattaforma di trasformazione territoriale che lavora simultaneamente su conoscenza, spazio ed economia.Quello che stiamo facendo, prima di tutto, è prenderci cura, della nostra città e delle persone che la abitano e abiteranno… perché Tracce è questo: provare a prendersi cura di Taranto — attraverso cultura, comunità ed ecologia.

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Redazione Cittadini Reattivi

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