Ex ILVA di Taranto, un’altra morte sul lavoro e 10 miliardi di debiti accumulati

Dal 2012 i lavoratori deceduti salgono a 13 secondo i dati INAIL. Mentre si discute di rilancio industriale, sul tavolo tornano lo scudo penale per i gestori e oltre 10 miliardi di debiti accumulati.

Un altro operaio è morto all’ex ILVA di Taranto. L’incidente è avvenuto lunedì mattina 3 marzo 2026, all’interno dello stabilimento siderurgico più grande d’Europa. A perdere la vita Loris Costantino, di 36 anni. 

Così il numero drammatico degli operai deceduti per infortunio all’ex ILVA dal 2012 a oggi, sale a 13, includendo due morti per infarto miocardico avvenute durante il lavoro, unendo i dati INAIL e le cronache giornalistiche degli ultimi anni

La lunga scia di vittime nello stabilimento è stata ricostruita anche nella pagina pubblicata dalla Gazzetta del Mezzogiorno, firmata dal giornalista Francesco Casula, che ripercorre oltre un decennio di morti sul lavoro legate alla fabbrica siderurgica di Taranto.

I loro nomi attraversano anni di storia industriale italiana: Loris Costantino, Claudio Salamida, Cosimo Massaro, Angelo Fuggiano, Giacomo Campo, Cosimo Martucci, Alessandro Morricella, Angelo Iodice, Ciro Moccia, Francesco Zaccaria, Claudio Marsella

Nel corso degli anni le dinamiche degli incidenti hanno evidenziato la pericolosità di diversi contesti operativi nello stabilimento. Due operai morirono cadendo in mare durante operazioni con una gru nell’area portuale, mentre le due vittime più recenti sono precipitate dalle impalcature che hanno ceduto, provocando una caduta nel vuoto di circa dieci metri.

Aggiorniamo così anche il bilancio ricostruito nell’inchiesta “Taranto, la zona di sacrificio che non può più ignorare” e nel documentario Taranto chiama, dove abbiamo raccontato l’attenzione che in città esiste da tempo su questo tema. 

In una delle scene del film, Cosimo Semeraro dell’Associazione 12 Giugno depone una corona di fiori nel mare del porto di Taranto insieme ai ragazzi delle scuole, in memoria dei lavoratori morti nello stabilimento siderurgico. Un gesto simbolico che restituisce il senso di una memoria collettiva condivisa e trasmessa alle nuove generazioni.

Nel frattempo, secondo le ricostruzioni pubblicate dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, il rilancio dell’ex ILVA, voluto dal governo, si scontra con diversi nodi ancora aperti: oltre dieci miliardi di debiti accumulati negli anni, gli interventi ambientali ancora incompleti e gli investimenti necessari per la decarbonizzazione degli impianti. 

Nelle ultime settimane è tornato inoltre al centro del dibattito anche il tema dello scudo penale per i gestori dello stabilimento, indicato come una delle condizioni per il rilancio industriale dell’impianto. Una misura che negli anni ha accompagnato diversi decreti “Salva ILVA”, alimentando un confronto ancora aperto tra continuità produttiva, responsabilità industriale e tutela della salute pubblica.

Ringraziamo il collega Francesco Casula e la direzione della Gazzetta del Mezzogiorno per aver autorizzato la pubblicazione della pagina che ricostruisce questa lunga sequenza di morti sul lavoro nello stabilimento siderurgico di Taranto.

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Rosy Battaglia

Rosy Battaglia è giornalista investigativa e documentarista. Fondatrice di Cittadini Reattivi (2013), applica il metodo scientifico all’inchiesta unendo analisi dei dati, accesso alle informazioni e narrazione civile. Da anni racconta le “zone di sacrificio” italiane ed europee, intrecciando giornalismo, partecipazione civica e ricerca indipendente. È autrice dei doc-inchiesta La rivincita di Casale Monferrato, Io non faccio finta di niente e Taranto chiama, da cui è nata l’inchiesta europea Taranto, zona di sacrificio.

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