Quel che resta dell’ex OGR

La storia dell’ex OGR non si è esaurita con la chiusura dello stabilimento in Via Casarini e le centinaia morti per amianto dei suoi lavoratori.

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La storia dell’ex OGR non si è esaurita con la chiusura dello stabilimento in Via Casarini e le centinaia morti per amianto dei suoi lavoratori. L’impegno e il coraggio dei suoi lavoratori e dell’Associazione Familiari Vittime Amianto Emilia Romagna ha permesso che da una storia tragica fiorisse qualcos’altro: un percorso collettivo di memoria, una vera e propria “pedagogia della lotta”. “Non sappiamo quanti altri casi di morte e malattia per esposizione all’amianto sono stati evitati grazie alle vertenze sindacali dei lavoratori dell’ex OGR di Bologna – racconta Andrea Caselli di AFeVA Emilia Romagna – è chiaro che noi vogliamo e dobbiamo ricordare. Perché funzioni da monito per le future generazioni, perché serva da mappa per le lotte future”. Tante le iniziative messe in campo: dalla commemorazione delle vittime dell’amianto al lavoro nelle scuole, fino allo spettacolo teatrale, “Altre Riparazioni”, una vera e propria orazione civile, di Donatella Allegro.

Un 25 aprile dal doppio significato all’ex OGR in via Casarini

Una scena dallo spettacolo teatrale “Altre riparazioni” di Donatella Allegro (ARCHIVIO AFeVA Emilia Romagna)

Nello spettacolo si racconta anche del cippo in memoria dei ferrovieri caduti per la Resistenza in Via Casarini e che oggi si trova nella nuova sede del Lazzaretto: “Il monumento è avvolto da un altro monumento – dice Donatella – Martiri che abbracciano altri martiri: al centro quelli della Resistenza, intorno quelli del mostro, che però non è mai nominato, non si può nominare. Ma si legge tra le righe, sulle targhe”. Il ‘mostro innominato’ è appunto l’amianto, Donatella continua: “Ho riguardato le foto che ho fatto tempo fa. Perché ci sono andata anch’io, un 21 aprile, in via del Lazzaretto, a portare la corona con l’Anpi. E tutte queste cose sull’ex OGR non le sapevo”.

L’autrice e attrice teatrale racconta il suo lavoro di ricerca certosino, la sua voglia di cercare un “filo rosso”, un senso allo spettacolo. Ed è racchiuso appunto nel titolo che è “altre Riparazioni”: “Il filo dell’uomo e della donna, dell’operaio, dell’operaia, della persona che continuamente soffre, si rompe e cerca di ripararsi, a partire dalle macchine fino a se stessi e fino alla dignità e la memoria” spiega Donatella. Un lavoro molto difficile perché “quando si parla di cose che intrecciano storia, giurisprudenza ed esperienza, non tutto coincide – ci spiega – Ci sono cose che sono già sentenze, ci sono numeri che sono incontrovertibili, per esempio le morti per mesotelioma pleurico ma c’è anche chi è morto per malattie che non è detto che siano correlate all’esposizione all’amianto, probabilmente lo sono, però non sempre i tribunali l’hanno riconosciuto. Tutte queste cose di cui io non sapevo niente, a cui pian piano mi sono avvicinata, sono in una strana ambiguità. Ed ancora, ad esempio, le persone che lavoravano all’OGR da esterni, che non erano dipendenti. Ne sono morte tante anche tra loro ma magari non hanno partecipato a queste vertenze, e quindi non lo sappiamo”. Donatella ha usato degli espedienti narrativi però di fatto rimane “un piccolo senso di colpa personale, dico da cittadina naturalmente, non da attrice, del fatto che la verità non è proprio tutta, tutta risolta”.

L’associazione Artecittà porta la storia dell’ex OGR nelle scuole

Nadia Brandalesi e Giovanni Parenti dell’associazione Artecittà e l’opera dei bambini della scuola Gnudi

Il paradosso di questa storia è che molti degli abitanti di Bologna non conoscono cosa è accaduto in questo pezzo di città, un’area di 120mila metri quadrati, ormai chiusi dal 2018. Proprio per far conoscere a più persone possibili la storia dell’ex OGR, l’associazione Artecittà ha preso contatti con le rappresentanze sindacali e ne è nato un lavoro artistico prodotto da alcune classi di una scuola media. “La nostra associazione si è costituita nel 2013 proprio per raccontare la storia di Bologna e del territorio attraverso l’arte. Nel 2018 dopo un percorso introduttivo al tema, abbiamo portato i bambini delle scuole a realizzare un progetto: una rielaborazione di tutto quello che avevano ascoltato e visto frequentando le ex OGR che erano ancora aperte qui in Via Casarini”  spiega Nadia Brandalesi di Artecittà. Gli fa eco, l’altro fondatore dell’associazione, Giovanni Parenti: “Abbiamo capito quindi l’importanza di questa tragedia delle morti per amianto e abbiamo pensato che fosse necessario tramutare tutta questa esperienza gravissima in un intervento artistico”.

Opera realizzata dai bambini sulla storia dell’ex OGR in Via Casarini (ARCHIVIO AFeVA Emilia Romagna)

Giovanni, che è uno scultore e decoratore, spiega il senso di una delle due opere di fronte alla sede dell’ex OGR: “In questo pannello i ragazzi hanno rappresentato l’amianto come Superman, che ovviamente declama tutte le caratteristiche, le prerogative di questo nuovo materiale. C’è stato un periodo in cui l’amianto è stato considerato come la panacea, perché era un ottimo isolante termico e acustico – racconta – Alla fine però hanno scelto di rappresentare l’amianto come un enorme molosso, un mostro, che si prende tutti questi operai morti di mesotelioma per aver inspirato l’amianto. Quindi l’ultimo quadro ci racconta delle conseguenze tragiche di questa situazione: il cimitero, i familiari che piangono i loro cari morti e gli operai, quindi la protesta, la lotta degli operai per la libertà dall’amianto”.

La sede di Via Casarini ancora in attesa di bonifica

Il “mostro”, infatti, ha generato una lotta che ha poi portato, insieme a quella di Casale Monferrato, alla messa al bando definitiva dell’amianto in Italia. “Nel 2018, sapendo che si sarebbe arrivati alla chiusura dello stabilimento – racconta Andrea Caselli di AFeVA Emilia Romagna –  abbiamo chiesto alle istituzioni locali e alla Regione di farsi promotori di un’iniziativa che dichiarasse quell’area Sito di Interesse Nazionale per le bonifiche. In effetti siamo riusciti ad ottenere che dentro la Finanziaria del 2018 fosse inserito anche l’OGR come SIN”.

Le Officine Grandi Riparazioni in via Casarini negli anni ’70 (ARCHIVIO AFeVA Emilia Romagna)

AFeVA ha partecipato all’istruttoria che c’è stata al Ministero dell’ambiente e alla perimetrazione del sito. “Successivamente è stato predisposto un piano di caratterizzazione dell’area che è ancora in corso – spiega Andrea Casarini – Aspettiamo ovviamente che si concludano queste attività di caratterizzazione per saperne i risultati perché da anni stiamo rivendicando che all’interno del vecchio stabilimento nasca un Museo della memoria sia delle vicende lavorative e industriali, sia della tragedia dell’amianto che lì dentro si è sviluppata nell’arco di decine di anni”.

Che cosa succede all’Officine di Manutenzione Ciclica in Via del Lazzaretto

Silvano De Matteo, lavoratore OMC davanti alla nuova sede di via del Lazzaretto a Bologna

Ma che cosa succede ai lavoratori dell’ex OGR oggi? Una volta trasferiti nella nuova sede di Via del Lazzaretto, la loro lotta oggi è quella di difendere il proprio lavoro. “Oggi si chiama Officina Manutenzione Ciclica e è una delle grandi officine della manutenzione importante di Trenitalia, dei treni, della flotta di Trenitalia – spiega Silvano De Matteo lavoratore OMC –  Al Lazzaretto c’è uno stabilimento di 60.000 metri quadri circa, dove si continuano a fare le attività che si facevano una volta nella vecchia OGR, cioè si revisionano i treni: un’attività industriale molto pregiata che non tutti hanno la possibilità di avere nel proprio territorio. Per questo noi a Bologna stiamo lottando perché questa realtà industriale rimanga: sono posti di lavoro nobili che vengono da una tradizione dell’OGR di Bologna poi particolare, in cui c’è stata tutta una tragedia che abbiamo attraversato e che ci ha insegnato che la sicurezza è fondamentale nel lavoro”. Giorgia Stefanelli che lavora anche lei all’Officina di Manutenzione Ciclica ci racconta quello che questa storia ha lasciato ai nuovi lavoratori: “Quando arrivano i ragazzi giovani noi gli raccontiamo quello che è stato e diciamo di fare sempre attenzione alla sicurezza soprattutto per loro: non deve essere solo un ‘obbligo a mettere i dispositivi di sicurezza’, ma è avere attenzione per sé e per i propri colleghi”.

Giorgia Stefanelli, lavoratrice OMC

Giorgia Stefanelli ci tiene a concludere il suo discorso con la parola ‘futuro’: “Quello che non smetteremo mai di perseguire è il futuro. Nel senso che tutto ciò che noi abbiamo fatto è stato mettere una profonda passione in tutto ciò che facevamo che era la manutenzione dei treni. Nel momento in cui uno entra in ferrovia è come se si congiungesse con il treno in una maniera inscindibile e questo ci auguriamo di portarlo avanti perché la manutenzione dei treni per noi non è solo lavoro ma  passione”.

La stessa passione che ha portato Gennaro Gardone un giovane operaio dell’OMC a restaurare una vecchia locomotiva. “Era cadente, era un rottame, ormai non si poteva più guardare, cadeva a pezzi e il nostro collega Gennaro, lui la guardava e ha deciso di ristrutturarla – conclude orgoglioso –  Oggi la vediamo praticamente quasi nuova, perché è tutta rifatta completamente, almeno la parte esterna, ed è stato lui che veramente con la pazienza, con il tempo, ci ha messo dei mesi da solo a restaurarla. Ed è una roba che è encomiabile, veramente, perché tutti noi non saremmo stati in grado: lui invece è stato lì ed è venuto qui sabato, domenica, senza nessun aiuto, è partito da zero e l’ha rimessa a posto, l’ha ristuccata, l’ha riverniciata. Oggi, grazie al suo lavoro, la vediamo come era tanti anni fa”. La locomotiva campeggia come simbolo di fronte allo stabilimento del Lazzaretto. Ancora una volta, memoria e futuro.

Elisabetta Galgani

Giornalista professionista, dopo alcune esperienze come autrice tv, sono cresciuta nella carta stampata, con una particolare attenzione alle tematiche ambientali e sociali. Dal 2001 non ho mai smesso di scrivere, senza mettere da parte il mio attivismo.

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