Terra dei Fuochi: da una terra simbolo di fertilità a uno dei casi ambientali più discussi d’Italia

Dal traffico illecito iniziato negli anni ’80 al decreto del 2025: la storia dell’emergenza ambientale tra Napoli e Caserta.

Scarti tessili. Regi Lagni, Orta di Atella (CE). Foto di Gianni Oliva per Cittadini Reattivi

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Novanta comuni, oltre 1.100 chilometri quadrati tra le province di Napoli e Caserta. Sono alcuni dei numeri che raccontano la dimensione del traffico illegale di rifiuti che per anni ha segnato questo territorio, tra discariche abusive e roghi tossici. In quest’area vivono circa tre milioni di persone – il 52% della popolazione campana – esposte ai rischi ambientali legati al fenomeno della cosiddetta “Terra dei Fuochi”, come evidenziato anche dall’ARPAC (Arpa Campania). 

L’espressione compare per la prima volta nel Rapporto Ecomafia 2003 di Legambiente e venne usata proprio per descrivere il grave fenomeno dell’interramento e dei roghi di rifiuti anche industriali e speciali che ancora oggi vengono appiccati per smaltire illegalmente gli scarti. 

Parliamo della stessa terra che prima di diventare simbolo di una delle più gravi emergenze ambientali italiane era sinonimo di fertilità, tanto che Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, la definì Campania Felix. È proprio il forte contrasto tra le due definizioni che racconta la trasformazione di questo territorio. 

«Ho un ricordo bellissimo di questa terra. Qui si coltivava anche la canapa ed era la vera economia di questi paesi. Dagli anni Sessanta però viene sostituita dalla fibra sintetica e le campagne in parte sono state abbandonate e in parte riconvertite», racconta a Cittadini Reattivi Enzo Tosti, portavoce della rete ambientalista “Stop Biocidio” e Vicesindaco uscente di Orta di Atella (CE). 

«Qui, nei Regi Lagni di Orta, noi facevamo il bagno perché l’acqua era pulitissima, raccoglievamo la rucola – prosegue Tosti -. Ma il vero spettacolo era aspettare il tramonto per poter vedere gli sciami di lucciole che illuminavano tutto. Ma già da adolescenti tutto cambiò. Noi non abbiamo scelto di fare gli attivisti, ma di riprenderci la nostra terra». 

Scarti edili. Regi Lagni, Orta di Atella (CE). Foto di Gianni Oliva per Cittadini Reattivi
Scarti edili. Regi Lagni, Orta di Atella (CE) – dicembre 2025. Foto di Gianni Oliva per Cittadini Reattivi

La confessione del pentito Schiavone

Il traffico illegale di rifiuti in Campania inizia negli anni ’80 e si consolida rapidamente grazie alla gestione organizzata dal clan dei Casalesi. Cave abbandonate, terreni isolati e vecchi cantieri diventano discariche abusive per rifiuti industriali e chimici, molti provenienti dal Nord Italia. I materiali venivano interrati o dati alle fiamme.

Nel 1997, infatti, davanti alla Seconda Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno, il pentito Carmine Schiavone raccontò per la prima volta l’esistenza di un traffico sistematico di rifiuti pericolosi in Campania, attivo almeno dal 1988. Le sue parole furono classificate come segreto di Stato e rimasero inaccessibili al pubblico fino al 31 ottobre 2013, quando il Presidente della Camera le declassificò.

Schiavone descrisse come la criminalità organizzata smaltisse i rifiuti provenienti da discariche sature di comuni campani, da industrie del Nord Italia e persino dall’estero, interrandoli in cave e scavi profondi fino alle falde acquifere. Citò, come esempio, il 1988, anno della costruzione dell’autostrada Caserta-litorale domizio flegreo, i cui lavori permisero di riempire uno scavo di circa 240 ettari con rifiuti pericolosi di varia provenienza.

La sua testimonianza, una volta resa finalmente pubblica, confermò la portata sistemica del fenomeno e svelò le modalità con cui la Terra dei Fuochi era diventata il simbolo di un traffico criminale capillare e invisibile per anni.

«Le ruspe a Calvi Risorta (CE), quel giorno riuscirono a farci rendere conto grazie (per modo di dire) a Carmine Schiavone che, li dove sorgeva la fabbrica della Pozzi Ginori, c’erano dei rifiuti intombati. Quella mattina faceva caldissimo, c’eravamo io, Padre Maurizio Patriciello (tra i simboli di questa battaglia) e tante altre persone», racconta a Cittadini Reattivi Marzia Caccioppoli, presidente dell’associazione Noi Genitori di Tutti. 

«Quel giorno – prosegue Caccioppoli – scoprimmo la più grande discarica (abusiva e sotterranea, ndr) d’Europa . Mentre scavavano uscivano dei rivoli di fumo,  il terreno cominciò a diventare giallo e sembrava come si cristallizzasse. Scoppiammo a piangere e Padre Maurizio, con il rosario, versò tutte le sue lacrime». 

Il “Fiume in piena” verso il decreto

Sotto la pioggia, il 16 novembre 2013, a pochi giorni dalla desecretazione della confessione di Schiavone, Napoli fu attraversata da circa 100.000 cittadine e cittadini nella manifestazione Fiume in Piena. L’appuntamento fu una mobilitazione pacifica per dire stop ai roghi, agli sversamenti e ai traffici di rifiuti tossici, ma anche sì alle bonifiche, con il controllo delle comunità, l’individuazione dei suoli contaminati e la tutela del settore agroalimentare campano. 

Famiglie, studenti, comitati civici, associazioni e realtà provenienti anche da più parti del Paese sfilarono insieme sotto lo slogan “Stop al biocidio”, attraversando il centro di Napoli fino a piazza del Plebiscito. Il corteo divenne un vero fiume umano. 

La pressione civica generata da quella mobilitazione contribuì a spingere il governo ad approvare il Decreto-Legge 10 dicembre 2013, n. 136, recante “Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali e a favorire lo sviluppo delle aree interessate”, poi convertito nella Legge 6 febbraio 2014, n. 6.

Il provvedimento introdusse diverse misure specifiche per l’area compresa tra le province di Napoli e Caserta: la mappatura e classificazione dei terreni agricoli per individuare quelli contaminati e limitarne l’uso, controlli sulla sicurezza delle produzioni agroalimentari, il rafforzamento delle attività di prevenzione e contrasto dei roghi di rifiuti e l’introduzione nel Codice dell’ambiente del reato di combustione illecita di rifiuti. Accanto alle misure ambientali, il decreto prevedeva anche programmi di monitoraggio sanitario e screening epidemiologici per la popolazione residente nei territori più esposti, con l’obiettivo di valutare gli effetti dell’inquinamento sulla salute e rafforzare le attività di prevenzione.

Legge 68/2015: per la prima volta gli ecoreati entrano nel codice penale italiano

Lo scandalo – emerso tre anni prima – del traffico di rifiuti tossici in Terra dei Fuochi fu uno dei principali impulsi che portarono all’introduzione degli ecoreati nell’ordinamento italiano. Con la legge n. 68 del 2015, infatti, per la prima volta i delitti ambientali entrarono nel Codice penale

La riforma ha istituito specifiche fattispecie di delitto per contrastare il traffico e lo smaltimento illegale dei rifiuti, tra cui l’inquinamento ambientale, il disastro ambientale, il traffico e l’abbandono di materiale ad alta radioattività, l’impedimento del controllo e l’omessa bonifica. Tali reati sono puniti con pene detentive che vanno da due a quindici anni e con multe comprese tra 10.000 e 100.000 euro. Il termine di prescrizione coincide con la durata massima della reclusione prevista per ciascuna fattispecie, con un minimo di sei anni.

Residui di amianto. Regi Lagni, Orta di Atella (CE). Foto di Gianni Oliva per Cittadini Reattivi
Residui di amianto. Regi Lagni, Orta di Atella (CE) – Dicembre 2025. Foto di Gianni Oliva per Cittadini Reattivi

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna l’Italia

Il 30 gennaio 2025 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la gestione della Terra dei Fuochi nel caso Cannavacciuolo e altri v. Italia, riconoscendo la violazione dell’Articolo 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Secondo i giudici di Strasburgo, lo Stato italiano non ha adottato misure sufficienti per proteggere la vita e la salute dei cittadini che vivono nell’area compresa tra Napoli e Caserta, nonostante da anni fossero note le pratiche di abbandono, interramento e combustione illegale di rifiuti, spesso riconducibili alla criminalità organizzata.

La sentenza ha evidenziato l’inerzia delle autorità nel prevenire e contrastare il fenomeno, ma anche la mancanza di informazioni chiare alla popolazione sui rischi ambientali e sanitari. Per la Corte, lo Stato non ha garantito né una risposta tempestiva né un sistema adeguato di bonifiche e monitoraggio del territorio.

Per questo la Corte ha indicato una serie di misure che l’Italia dovrà adottare: una strategia complessiva per affrontare l’emergenza della Terra dei Fuochi, l’istituzione di un meccanismo di monitoraggio indipendente e la creazione di una piattaforma pubblica di informazione che renda accessibili i dati ambientali e sanitari. Roma ha due anni di tempo dalla sentenza per attuare queste misure e dimostrare di aver avviato interventi concreti di risanamento e controllo.

«Questa sentenza è sicuramente un grande risultato politico e giuridico. Dal punto di vista politico è sicuramente un grande riconoscimento del lavoro fatto sul territorio dai cittadini e delle associazioni che da sempre denunciano il problema dell’inquinamento e della correlazione del danno alla salute», sottolinea l’Avvocata Valentina Centonze, una dei legali che ha assistito i ricorrenti a Cittadini Reattivi. «Infatti, si è compiuto un passo importante: quello dell’accertamento del nesso di causalità», spiega Centonze.  

La decisione arriva a oltre un decennio dal Decreto Terra dei Fuochi del 2013 e a cinque anni da quando o Stato italiano, grazie all’allora ministro dell’Ambiente Sergio Costa, ha riconosciuto l’area vasta di Giugliano in Campania come Sito di Interesse Nazionale, inserendola tra i territori che richiedono interventi di bonifica di rilevanza nazionale. Successivamente, solo con Decreto Ministeriale 29 luglio 2025, n. 203 si è proceduto alla prima perimetrazione ufficiale del SIN Area Vasta di Giugliano.

I giudici hanno imposto all’Italia di “introdurre misure generali” per affrontare la situazione entro due anni dalla sentenza “per garantire la tutela della salute e della sicurezza delle persone residenti nell’area”. 

I dati sanitari lanciano l’allarme

Già tra il 2004 e il 2007, alcuni studi scientifici di The Lancet Oncology, OMS, ISS, CNR, e ARPAC evidenziarono un aumento della mortalità per tumori e delle malformazioni nelle aree più contaminate della Campania, suggerendo un nesso con l’esposizione a rifiuti pericolosi

Tra 2008 e 2011, la Marina militare USA segnalò la scarsità di dati italiani, la persistenza degli sversamenti e l’influenza della criminalità organizzata. Dal 2012 partirono iniziative italiane di monitoraggio: il Registro Tumori di Napoli e Caserta, la nomina di un viceprefetto anti-roghi e studi di biomonitoraggio come lo SPES, confermando esposizioni elevate in comuni come Brusciano, Caivano, Giugliano, Pianura e Villaricca.

Nel 2016, proprio lo studio epidemiologico SPES (Studio di Esposizione nella Popolazione Suscettibile), condotto dall’IZSM su oltre 4.200 residenti, confermò che abbandono e incenerimento dei rifiuti erano stati sistematici e misurò biomarcatori elevati di esposizione a metalli pesanti e altre sostanze tossiche, diventando un riferimento fondamentale sull’impatto sanitario della Terra dei Fuochi.

Dal 2015 al 2017, l’ISS, l’IZSM e le ASL pubblicarono ulteriori studi su mortalità, ospedalizzazioni e incidenza tumorale, evidenziando eccessi legati a siti di smaltimento illecito e combustioni abusive. Furono attivati screening oncologici, sorveglianza epidemiologica, biomonitoraggi, e istituita una Rete oncologica regionale. Protocollo e delibere regionali coordinarono dati da ARPAC, registri ospedalieri e piattaforme informatiche per migliorare monitoraggio e prevenzione.

Tra 2018 e 2019, la Regione adottò ulteriori delibere per il monitoraggio ambientale e sanitario, promuovendo studi epidemiologici (SPEM, SPEL, GEMMA), prevenzione oncologica e la creazione di un Atlante di mortalità regionale. Studi pilota pubblicati sul Journal of Cellular Physiology confermarono la presenza di metalli pesanti e inquinanti organici persistenti nel sangue di residenti in aree critiche.

Anche lo studio Sentieri, aggiornato dall’Istituto Superiore di Sanità nel giugno 2019, ha analizzato l’eccesso di mortalità e malattie nelle popolazioni residenti nelle aree a rischio della Campania, in particolare nell’Agro aversano e nel litorale domizio-flegreo. I dati evidenziano aumenti significativi di patologie come tumori dello stomaco, colon-retto, fegato e malattie respiratorie. Lo studio sottolinea l’importanza di acquisire ulteriori dati ambientali e sanitari per indirizzare interventi di bonifica e prevenzione.

«Sono sette anni che non abbiamo più nessun dato dai registri tumori. Per questo abbiamo proposto alla ASL di incontrarci per poter promuovere degli studi mirati che riguardino soprattutto i tumori sotto i cinquant’anni, i tumori del seno sotto i quarant’anni», spiega a Cittadini Reattivi Gaetano Rivezzi, medico pediatra e Presidente di Isde-Medici per l’Ambiente Campania. 

«Noi ad esempio vediamo che, oltre al rapido aumento dei tumori del colon e della cervice uterina, c’è anche un incremento di problemi di infertilità e di malattie cardio-vascolari», continua Rivezzi. 

«Noi medici di famiglia siamo delle sentinelle del territorio, un’antenna epidemiologica perché siamo i primi ad accorgerci di quello che succede nei territori», aggiunge Luigi Costanzo, medico di base di Frattamaggiore e membro di Isde. 

Sintesi relazione epidemiologica SPES. Foto di Gianni Oliva per Cittadini
Sintesi relazione epidemiologica SPES – Dicembre 2025. Foto di Gianni Oliva per Cittadini

Il nuovo decreto “Terra dei Fuochi” e la nomina del Commissario Vadalà

Dopo la sentenza CEDU del 2025, l’Italia ha emanato il Decreto-Legge 8 agosto 2025, n. 116, noto come decreto “Terra dei Fuochi”. Il testo è stato adottato per rafforzare il contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti, accelerare la bonifica delle discariche abusive e tutelare la salute pubblica. Il decreto introduce pene più severe per le condotte illecite, misure urgenti di finanziamento per gli interventi di bonifica e strumenti operativi per prevenire nuovi abbandoni o incendi di rifiuti.

In attuazione del decreto, è stato nominato Commissario unico per gli interventi di bonifica della Terra dei Fuochi il Generale di Divisione dei Carabinieri Giuseppe Vadalà, incaricato di coordinare tutte le attività di messa in sicurezza e bonifica, promuovere azioni di contrasto agli illeciti ambientali, monitorare le risorse disponibili e garantire il rispetto degli impegni assunti dall’Italia. Vadalà ha la responsabilità di perimetrare i siti contaminati, realizzare interventi operativi e permanenti, e assicurare la comunicazione pubblica sulle iniziative attuate e programmate.

Elisa Rossi

Giornalista freelance, si occupa di tematiche ambientali e disuguaglianze. Collabora dal 2022 con Cittadini Reattivi, applicando un approccio civico, scientifico e investigativo. Laureata in Media, comunicazione digitale e giornalismo e in Comunicazione pubblica e d’impresa presso l’Università La Sapienza, è anche content writer e social media manager

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