La storia di Casale Monferrato è unica, è una storia di dolore, consapevolezza, lotta. La storia di Casale è legata a doppio filo a quella dell’amianto. Ancora oggi, a decenni dalla chiusura della fabbrica Eternit, che è stata la più grande d’Europa, il tema non è dimenticato, non si è ancora potuto voltare pagina, perché l’amianto ancora oggi uccide, solo sul territorio di Casale, circa una persona a settimana.
Casale ha un posto sulla mappa mondiale dell’amianto per la gravità del danno che ha subito ma anche per la grande partecipazione e per i risultati eccezionali ottenuti, anche legati alla bonifica del territorio, che ha portato Casale ad essere la città più bonificata d’Italia – anche se non si può dire lo stesso dei comuni circostanti.
“La nostra è una storia corale che dimostra che con la partecipazione di tutti nella città, lavorando insieme, si possa riuscire ad ottenere risultati tangibili riconosciuti da tutti”, spiega Assunta Prato, ex docente e referente per le scuole dell’Associazione Familiari e Vittime Amianto (AFeVA) di Casale Monferrato. “E’ solo attraverso un cambiamento culturale profondo e diffuso che tragedie come questa possono non presentarsi più”.
L’amianto e le lotte a Casale
Quello di Casale era un territorio già ricco di industrie, su tutte quella del cemento, grazie alla marna di ottima qualità che si trova nel terreno di queste zone. Il cemento-amianto arrivò nel 1906 con l’Eternit, nome che indica allo stesso tempo l’azienda e il suo prodotto. Un materiale quasi miracoloso: leggero, resistente, facile da lavorare, duraturo. Da qui il nome Eternit, in cui risuona la parola “eterno”. Lo stabilimento produceva a pieno ritmo e per decenni Eternit è stato sinonimo di lavoro e benessere; ma la salute degli operai e degli abitanti di Casale iniziava a deteriorarsi, dapprima in silenzio. Poi la morte, piano piano, a distanza di tempo iniziavano i sintomi, le malattie asbesto-correlate, il mesotelioma, che si manifesta a distanza di 20, 30 anni dall’esposizione. E così dopo la primavera dell’amianto, del lavoro e del posto sicuro in fabbrica, l’inverno della malattia che insorge, debilita, uccide. E non si parla più solo dei lavoratori, il dramma si è esteso anche alla popolazione. Ma Casale ha reagito.

La bandiera simbolo della lotta contro l’Eternit (foto: Gloria Schiavi)
Le lotte sono nate prima dentro la Eternit quando si è cominciato a capire che la fibra era pericolosa. Erano lotte sindacali per la salute sul posto di lavoro sin dalla fine degli anni ‘70. È stato accertato il rischio e sono state ottenute maggiori protezioni – maschere, guanti, aspiratori, il riconoscimento della causalità dell’esposizione all’amianto per l’insorgere di determinate malattie e del mesotelioma.
Poi è stato chiaro che la fibra non si fermava dietro ai cancelli dello stabilimento, non rispettava gli orari di lavoro, non timbrava il cartellino. Tornava a casa nei vestiti degli operai, nell’amianto fatto in casa con gli scarti di fabbrica, pervadeva ogni angolo e si disperdeva nell’ambiente.
Nel 1986 l’Eternit chiuse i battenti dichiarando fallimento. A quel punto, il sindaco Riccardo Coppo, nel dicembre 1987 emanò un’ordinanza che vietava l’utilizzo di amianto nel territorio di Casale Monferrato. Questa scelta, supportata dalla Camera del Lavoro, dalle associazioni ambientaliste e da una lettera pubblica firmata da più di 100 medici della zona, segnò un cambio nella sensibilità collettiva e un passo nel senso della partecipazione civica.
L’ordinanza fu importantissima e di fatto anticipò di 5 anni la legge 257 del 1992 per la messa al bando a livello nazionale dell’amianto. Ma in un territorio dove l’amianto è letteralmente ovunque, non basta interromperne l’utilizzo: bisogna bonificare.
Nel 1988 nasce l’AFLED (Associazione Famigliari Lavoratori Eternit Deceduti), che nel 1998 cambia denominazione in quella attuale di AFeVA (Associazione Familiari e Vittime Amianto). La trasformazione, si legge sul sito dell’associazione, rispondeva all’esigenza di poter essere un riferimento non solo per i lavoratori, ma per un numero sempre più ampio di cittadini, vittime dell’amianto per esposizione ambientale e/o familiare.

Membri di AFeVA con la presidente Romana Blasotti Pavesi al centro (ARCHIVIO AFeVA Casale Monferrato)
Presidente è stata Romana Blasotti Pavesi, familiare di più vittime, e a detta di molti la persona chiave di questo percorso collettivo, una guida, il cui nome ricorre ancora nei ricordi tutti anche dopo che è mancata a settembre 2024; accanto a lei altre due figure che continuano ancora oggi a lottare: Nicola Pondrano, ex lavoratore e delegato sindacale dentro la Eternit e presidente del Fondo Vittime Amianto, e Bruno Pesce, sindacalista, Segretario della Camera del Lavoro di Casale Monferrato e Coordinatore del Comitato Vertenza Amianto).
Giustizia, Bonifica, Ricerca
Le parole chiave per AFeVA e per chi ruota intorno a queste battaglie sono tre: Giustizia, Bonifica, Ricerca.
La giustizia sta ancora facendo il suo corso con il processo a Stephan Schmidheiny (patron di Eternit dal 1973 fino alla chiusura), ora in Cassazione. Nel corso degli anni le accuse sono di disastro ambientale doloso e omissione di cautele antinfortunistiche, poi omicidio volontario e poi omicidio colposo.
Ci sono state condanne, appelli e persino prescrizioni di reati. Sta di fatto, che questa pagina di storia non è ancora chiusa.
La bonifica ha ottenuto risultati eccezionali, Casale in particolare è una città bonificata, anche se non si può dire lo stesso del territorio circostante. Ma finché la legge non obbliga anche i privati a bonificare, la strada è complicata. E la consapevolezza della situazione e del rischio non è così forte.
Poi c’è la ricerca di una cura per la guarigione dal mesotelioma, la malattia legata all’esposizione all’amianto che ancora non ha una via d’uscita. Perché se anche si bonificasse tutto e l’amianto dovesse sparire completamente, rimarrebbe la malattia causata dall’esposizione alla fibra nel corso di tutti questi anni.
Nel 1998 Casale, insieme a 47 comuni circostanti, viene dichiarato Sito di Interesse Nazionale (SIN), un territorio contaminato da bonificare per legge, che comporta un “elevato rischio sanitario ed ecologico. Inizia un programma di bonifica, rimozione e intombatura dell’amianto negli edifici pubblici e la creazione di un programma di contributi per i privati che rimuovono il polverino di amianto dalle proprie case. Il polverino era appunto una polvere finissima, derivante dagli scarti di produzione che la Eternit lasciava a disposizione dei cittadini che la utilizzavano per realizzare oggetti o riparazioni fatti in casa. Nel 2000 viene approvata la creazione della discarica pubblica destinata allo smaltimento del solo amianto gestita dal Comune di Casale per un maggior controllo e minori costi. Un unicum.

L’ingresso della discarica pubblica per amianto di Casale Monferrato (foto: Gloria Schiavi)
Insieme nella lotta per la giustizia e la salute
L’estensione del problema a Casale, la necessità di convogliare tutte le energie, la capillarità della presenza dell’amianto sul territorio, ha di fatto coinvolto tutti i settori della vita pubblica e privata.
“Questo credo che sia uno dei risultati più importanti che noi possiamo annoverare tra le nostre lotte: stare tutti insieme, essere uniti”, sostiene Vittorio Giordano, responsabile del Circolo Verdeblu di Legambiente di Casale. “Essere uniti è stato fondamentale ma non è stato casuale; è stato un fatto nato dalla consapevolezza e dalla lotta di molte persone, alcune delle quali hanno speso gran parte della loro vita per chiedere giustizia, per mettere insieme le persone, per guidarle anche in questa lotta. Faccio il nome soprattutto di Romana Blasotti Pavesi che ha rappresentato la nostra città in tutte le lotte”, continua Vittorio. “Romana credeva che il nostro compito fosse quello di creare consapevolezza e battersi per la giustizia, per la cura e per la bonifica. Questo è stato il senso del nostro portare tante persone a manifestare e del coinvolgimento delle scuole.”
A distanza di decenni dalla chiusura dell’Eternit, l’impatto sanitario non si è esaurito: a Casale Monferrato si continuano a registrare nuovi casi di patologie asbesto-correlate, tra cui il mesotelioma, con un’incidenza che resta tra le più alte in Italia.
Il 28 aprile, Giornata mondiale delle vittime dell’amianto, si inserisce in questo contesto come momento di aggiornamento, più che di commemorazione: i dati epidemiologici e il contenzioso giudiziario confermano che la vicenda è ancora aperta.
Sul piano processuale, il procedimento Eternit bis relativo alle vittime di Casale ha subito un nuovo passaggio in Cassazione, che ha annullato con rinvio la sentenza per un vizio procedurale, la mancata traduzione in lingua tedesca per l’imputato Stephan Schmidheiny, disponendo il ritorno del processo davanti alla Corte d’Assise di Torino. Non si tratta di una decisione nel merito, ma di un passaggio che riporta indietro il procedimento e prolunga ulteriormente i tempi della giustizia.
In questo quadro, Casale resta un caso emblematico non solo per l’entità del danno subito, ma per la durata e la complessità della ricerca di verità e responsabilità, sospesa tra il tempo della malattia e quello dei tribunali.
Ma è proprio da questa storia che nasce anche un modello di partecipazione civica che continua a produrre effetti concreti, soprattutto nel lavoro con le nuove generazioni.
Riguarda qui il trailer del primio documentario-inchiesta di Cittadini Reattivi: