La comunità di Casale Monferrato, che per decenni ha dovuto fare i conti con le conseguenze sanitarie, ambientali e umane della presenza dell’amianto nella fabbrica Eternit e nell’ambiente, ha saputo trasformare un’esperienza dolorosa in una di rinascita, rielaborazione e lotta per un futuro migliore.
L’esempio più visibile è quello del parco Eternot, sorto sulle macerie dello stabilimento Eternit, tombate sotto terra e ricoperto da un manto erboso, alberi, giochi per bambini e strutture per il tempo libero, come un auditorium e dei gazebi. Poco più in là, su questo parco sorge a scuola dell’infanzia Verdeblu dell’istituto comprensivo Anna d’Alençon. C’è anche una palazzina di uffici della Eternit, bonificata e la cui ristrutturazione è appena cominciata: dovrebbe ospitare servizi per gli utenti del parco oltre ad un centro di documentazione sull’amianto, per complementare idealmente l’esperienza già realizzata dell’Aula Amianto-Asbesto dell’Istituto Balbo.
L’Aula Amianto, recentemente ribattezzata Aula delle 2 A: Amianto e Ambiente è ormai un caposaldo dell’attività civica a Casale, nata dall’iniziativa della Rete ScuoleInseme. E’ un’aula interattiva, multimediale, tecnologica che racconta l’amianto da diversi punti di vista; uno spazio versatile, che viene visitato da bambini della scuola dell’infanzia così come da ricercatori universitari, grazie ai vari livelli di approfondimento. È un archivio vivo, un luogo permanente di informazione, riflessione, confronto, costantemente aggiornato. Cittadini Reattivi ne aveva seguito la nascita nel documentario “La Rivincita di Casale Monferrato”.
“La cosa più bella è che quest’aula la portano avanti studenti e insegnanti della città, è un luogo in cui i tutor sono ragazzi che incontrano altri ragazzi”, spiega Adriana Canepa, referente della Rete ScuoleInsieme dell’istituto Balbo. “Quando i ragazzi finiscono la scuola ne arrivano altri, e il ciclo ricomincia. È un processo virtuoso, un’esperienza di educazione civica attiva che coinvolge i giovani per fare in modo che non si disinteressino a questi temi. Ogni anno viene fatto un corso di aggiornamento e le attività valgono per il percorso di alternanza Scuola-Lavoro.”

L’aula amianto durante una presentazione (foto: Istituto Cesare Balbo, Facebook)
La Rete ScuoleInsieme
La Rete ScuoleInsieme è un progetto nato nel 2011, che comprende tutte le scuole di Casale, oltre a quattro del Monferrato, di ogni ordine e grado, pubbliche e private, con l’obiettivo di realizzare attività collettive, mosse da una condivisione di obiettivi.
Poco dopo la nascita della Rete, si è verificato un momento saliente del processo Eternit: l’imputato, il patron Schmidheiny, cerca di transare con un’offerta in denaro al Comune, il quale però non accetta. E mentre la cittadinanza si stringe intorno a questo evento con grande partecipazione, anche la consapevolezza delle scuole cresce, gli studenti iniziano a interrogarsi e a voler capire. “Da lì, si è deciso di stipulare un protocollo di intesa insieme ad AFeVA per realizzare percorsi didattici in modo da sensibilizzare la popolazione scolastica a tutti i livelli, con modalità differenti, inserendosi in diversi percorsi educativi e professionali”, spiega Assunta Prato, ex insegnante, esponente di AFeVA e responsabile dei rapporti con le scuole.
Il dovere di raccontare
Alla Rete ScuoleInsieme appartiene anche l’istituto comprensivo Anna d’Alençon, dove lavorano le insegnanti Michela Ferrara, Federica Panza e Ilaria Zambelli, che nel corso dell’anno svolgono attività educative legate anche ad ambiente e salute.

Le insegnanti Michela Ferrara, Federica Panza e Ilaria Zambelli dell’Istituto Comprensivo Anna d’Alençon (foto: Gloria Schiavi per Cittadini Reattivi)
“Uno dei pilastri fondamentali dell’insegnamento dell’educazione civica è quello di formare dei cittadini consapevoli del rispetto dell’ambiente e dell’importanza della salvaguardia del nostro pianeta”, spiega Federica Panza, docente della primaria.
Della stessa opinione Michela Ferrara, maestra alla scuola dell’infanzia, che spiega come a Casale non si possa prescindere dal fare memoria e parlare dell’amianto. “Per me è un diritto e allo stesso tempo un dovere raccontarlo a scuola, a mio modo, con gli strumenti che ho a disposizione per farlo conoscere ai più piccoli”, spiega. “Dobbiamo insegnare loro a non vivere nella paura, ma allo stesso tempo dobbiamo insegnare il dolore, non dobbiamo nasconderlo, perché i bambini devono sapere come affrontarlo quando lo incontreranno sul loro cammino.”
D’altra parte ogni famiglia ha subito un lutto per l’amianto, quindi tutti sanno di che cosa si tratta. Purtroppo non c’è mistero. Il problema è che ora le vittime sono sempre più giovani, sono i bambini di allora che giocavano nei cortili in cui si alzavano nuvole bianche.
Ilaria Zambelli, docente di lettere alla secondaria di primo grado, continua. “Cerchiamo di aiutare i ragazzi in questo viaggio di ricordo, un viaggio di memoria che inizia come una attività didattica; sembra un compito come tanti, poi piano piano diventa qualcosa di diverso perché tutto quello che viene fatto è come se fosse dedicato a qualcuno che si è perso: è un lavoro che ha un volto. Quello che noi cerchiamo di fare è restituire un volto, un ricordo. La rete Scuola Insieme ha proprio intitolato uno dei progetti “I volti dell’amianto”.
Premi e concorsi
Il lavoro delle scuole viene anche stimolato dai vari premi istituiti sul territorio, che dimostrano la vitalità e il coinvolgimento della cittadinanza e la volontà di far lavorare insieme le diverse frange della società.
In primis il Concorso Cavalli, che AFeVA da anni porta avanti con le scuole di Casale e si conclude intorno alla data del 28 aprile per la giornata nazionale delle vittime dell’amianto. È un concorso che coinvolge ogni anno centinaia di studenti e premia chi ha creato consapevolezza sui temi dell’inquinamento da amianto e non solo.
“Un altro è il Premio Eternot, organizzato dal Comune di Casale, che viene dato ogni anno ad amministrazioni, associazioni, cittadini, professionisti, che si sono spesi per la bonifica dell’amianto, per la sensibilizzazione delle persone, per attività di ricerca e di conoscenza”, spiega Vittorio Giordano, referente del Circolo Verdeblu, di Legambiente Casale Monferrato. Il nome deriva evidentemente dal nome del Parco.

Uno scorcio del Parco Eternot, con l’opera di Gea Casolaro “Vivaio Eternot” (foto: Gloria Schiavi per Cittadini Reattivi)
“Poi c’è il premio Luisa Minazzi – Ambientalista dell’anno che dal 2012 premia sei persone che rappresentano la lotta e l’impegno per le alternative in campo ambientale, nel lavoro, nello studio, nell’università”, continua Vittorio Giordano, che è anche il coordinatore dell’evento per Legambiente in collaborazione con altre organizzazioni. “Sono persone da tutto il Paese che ogni anno si trovano nella nostra città accomunati dal ricordo di Luisa Minazzi.” Luisa era una figura storica dell’ambientalismo a Casale, attiva su diversi fronti, si è battuta tanto anche per la causa amianto ma ha dovuto cedere al mesotelioma a soli 57 anni. Lei alla Eternit non ci ha mai lavorato ma suo papà sì: sin da bambina ha subito l’esposizione ambientale. Luisa è stata un personaggio che ha unito le associazioni con le quali collaborava in una visione ampia di ecologia, e forse anche per questo, il premio a lei intitolato non ha come tema specifico l’amianto, ma parla di ambiente in senso lato.
I semi di Romana
Nel 2025, per la scuola dell’infanzia, il Concorso Cavalli é stato vinto dagli alunni della sezione A, guidati dalle insegnanti Michela Ferrara e Ester Romussi, con “I semi di Romana”, un elaborato in ricordo di Romana Blasotti Pavesi.
“Ci sembrava giusto dopo la sua morte dire grazie e raccontare ai bambini perché questo grazie andava assolutamente detto, con forza”, racconta emozionata Michela Ferrara. “Abbiamo utilizzato queste tavole del kamishibai, un teatrino di legno racconta-storie, dove abbiamo disegnato Romana com’era, con i suoi capelli mossi, i suoi occhialoni, la sua gatta inseparabile, abbiamo ricordato la storia di Casale legata a Romana e quando Romana purtroppo ci ha lasciato”, aggiunge. “Romana è rappresentata in tanti modi, anche mentre butta dei semi simbolici nella terra, che ci piace pensare che siano proprio i bambini. E il messaggio è che quando ci impegniamo, quando facciamo qualcosa di positivo per gli altri rimane sempre qualcosa: questo è il lavoro sulla memoria che per quanto mi riguarda e per quanto riguarda tanti a Casale era dovere”, spiega.

Michela Ferrara con il progetto I semi di Romana (foto: Gloria Schiavi per Cittadini Reattivi)
Fare memoria non vuol dire rimanere ancorati a un mondo lontano. Anzi, la memoria ha un grande significato soprattutto per il futuro. E la partecipazione dei ragazzi ne è la prova. “La storia di Casale non è del passato, è sempre presente, è attualissima”, racconta Federica Panza. “È un raccontare il presente, il futuro, partendo da comportamenti purtroppo sbagliati avvenuti nel passato, per evitare che si ripetano. Sappiamo che quello che è capitato a Casale capita ancora in altre parti del mondo e capiterà, perché le leggi che ci sono in Italia in altri Paesi non ci sono ancora. Per questo ritengo fondamentale la formazione del cittadino, perché quando una persona sa non ripete lo sbaglio.”
Passato e futuro, la via della ricerca
Quindi Casale Monferrata è il lavoro sui ragazzi, sui cittadini di domani, l’educazione al rispetto dell’ambiente e della salute, ma non solo. La ricerca medica è un elemento chiave.
“Quando si potrà essere davvero amianto-free?” chiede Ilaria Zambelli. “Non attraverso la bonifica, ma quando si potrà trovare una cura”, incalza. ”E chi potrà trovare una cura, chi potrà essere così sensibile e dedicare energia, tempo e risorse per guarire dal mesotelioma? I ragazzi.”
La cura per guarire è stata tirata in ballo anche durante il processo in corso contro Stephan Schmidheiny. Tra tutte le voci una si è levata forte e chiara, quella di Silvana Mossano che non si è costituita mai parte civile nel processo. La sua speranza è che Schmidheiny in realtà non finisca in carcere ma possa tornare a fare quello che sa fare meglio: l’imprenditore. Questa volta nel mondo della ricerca. E se l’obiettivo è trovare la cura, l’imprenditore lavorerà per trovarla al più presto: “Trovi un amico con una casa farmaceutica e finanzi la ricerca fino a che si trovi la cura”, scrive Silvana Mossano, rivolgendosi proprio al patron dell’Eternit a processo. “Lei ci dice che, allora, non pensava che l’amianto fosse così tanto pericoloso da provocare il cancro a chi lo lavorava e a chi semplicemente lo respirava anche fuori dalla fabbrica. Ora lo sa. Ingaggi i migliori ricercatori per trovare la terapia.” Un appello caduto nel nulla per ora.
Intanto qualcosa si muove. La società civile, l’università, la città di Casale e AFeVA si fanno promotori di progetti legati alla ricerca, come ai tempi delle mobilitazioni per la salute in fabbrica, quando sindacati, medici, legali, istituzioni lavoravano insieme, promuovevano ricerche, convegni, andavano a cercare la verità che ancora non c’era.

Presentazione di Progetto Mesotelioma, progetto di ricerca promosso da AFeVA e Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta (foto: Gloria Schiavi per Cittadini Reattivi)
“È lunga la strada che ci ha portato fino a qui. Dal 2013 abbiamo cercato la strada attraverso le istituzioni affinché la nostra comunità segnata dall’amianto abbia la miglior cura”, recita un messaggio di Giuliana Busto, presidente di AFeVA Casale Monferrato, letto in apertura di un convegno scientifico sullo sviluppo di una nuova metodologia di ricerca e cura. La sala è gremita soprattutto di studenti, il convegno è interessante per chi di loro ha intrapreso un percorso di studi con orientamento biomedico, ma anche per i tutor dell’Aula delle 2 A: Amianto e Ambiente che partecipano per informarsi e formarsi.
“Il progetto è finanziato con il Fondo per la ricerca deliberato nel 2014 dalla ASL di Alessandria quando, con l’avvio del processo Eternit del 2009, la proprietà dell’Eternit si impegnò, per ogni posizione definita con le parti offese private a versare 20mila euro pro-capite a fini di ricerca in tema di cure e di prevenzione del mesotelioma” continua il messaggio di Giuliana.
I fondi per i risarcimenti
Ma i fondi non servono solo per la ricerca, sono utili per i risarcimenti alle vittime e ai loro famigliari. Se gli esposti professionali, quelli che lavoravano in fabbriche dove si trattava amianto, hanno una rendita riconosciuta dall’INAIL, questo non vale per gli esposti ambientali. E per Nicola Pondrano, co-fondatore di AFeVA e volto storico del sindacalismo casalese, impegnato dalla fabbrica al territorio nella lotta contro l’amianto, questa è ancora una battaglia da portare avanti: “Bisogna avere nel mirino una riforma che garantisca alle vittime ambientali dei giusti risarcimenti, perché non possono essere risarcite dallo Stato una-tantum con 15.000 euro”, commenta. “Chiediamo che si produca una riforma del Fondo Vittime Amianto, quello della legge 244, affinché a queste vittime sia riconosciuto uno status che garantisca economicamente delle garanzie di sostegno almeno durante la malattia”. Ma non solo: al dramma di natura umana si può aggiungere il dramma di sussistenza economica anche per gli eredi.
Bisogna capire che ora gli esposti ambientali sono la gran parte. “A Casale sui 42 casi dell’anno scorso, 38 erano ambientali e solo 4 erano ex lavoratori”, continua Nicola Pondrano. “Ex lavoratori non ce ne sono quasi più. Dobbiamo far riconoscere allora Stato che ha delle palesi responsabilità.” Uno Stato che è stato lento a legiferare e a reagire alla consapevolezza che l’amianto era cancerogeno.
Impegno e partecipazione, insieme
Giovani e meno giovani, nuove e vecchie generazioni, battaglie sindacali e progetti di ricerca. A Casale si incontra tutto questo, si lavora insieme, si apprende gli uni dagli altri. E le figure chiave di un tempo tornano in prima fila per prendere i giovani per mano, insegnare loro cosa significa combattere, partecipare, realizzare la democrazia.
E come dice Bruno Pesce, volto storico della lotta conto l’amianto, in occasione delle celebrazioni per la giornata delle Vittime dell’Amianto: “La partecipazione è fondamentale, se no la democrazia è una scatola vuota, la libertà non ha più senso”.
E anche nel lavoro di Michela Ferrara ritorna il concetto di far sentire la propria voce, seguendo un altro insegnamento di Romana: “Romana la propria voce non l’ha mai nascosta, la voce l’ha fatta sempre sentire a tutti. Dobbiamo insegnare ai ragazzi che a volte è giusto gridare.” E nel kamishibai c’è un disegno che riporta in primo piano il concetto di lavorare insieme. “Una tavola molto bella rappresenta la forza che può nascere solo quando si sta insieme, quando si collabora, perché è soltanto così che le cose possono cambiare”, spiega l’insegnante.
E se i semi di Michela, Federica, Ilaria e Adriana, insieme a quelli di Giuliana, Bruno, Nicola, Assunta, Vittorio, e ovviamente Romana, germoglieranno, se i ragazzi sapranno cogliere quel messaggio che ognuno di noi può e deve fare qualcosa, allora la speranza di un futuro migliore esiste: l’anelito alla giustizia, al termine di un lungo processo ancora in corso, il desiderio delle bonifiche che facciano di Casale un territorio senza amianto è sempre più concreto, la speranza di una cura per il mesotelioma e le malattie asbesto-correlate, si fa realtà.